Wild Wild Country streaming disponibile da marzo 2018

Immagine tratta da Wild Wild Country
    Miniserie

Quando il guru più controverso del mondo costruisce una città utopica nel deserto dell'Oregon, il conflitto con gli abitanti del luogo si trasforma in uno scandalo nazionale. Una storia vera.

Wild Wild Country è una serie di documentari Netflix sul controverso guru indiano Bhagwan Shree Rajneesh (Osho), la sua assistente personale Ma Anand Sheela e la loro comunità di seguaci nella comunità Rajneeshpuram situata nella contea di Wasco, in Oregon, Stati Uniti. È stata rilasciata su Netflix il 16 marzo 2018, dopo essere stata presentata in anteprima al Sundance Film Festival. Il titolo della serie è tratto dalla canzone di Bill Callahan "Drover", che compare in primo piano nell'episodio finale, e riprende anche i commenti di Jane Stork ('Ma Shanti B') quando vede per la prima volta il ranch, mostrati all'inizio dell'episodio 2: "era così selvaggio, così aspro, ma vasto - un paese davvero selvaggio".

Il movimento inizia in India nel 1968. Bhagwan Shree Rajneesh (Osho) riempie gli stadi con 20-30.000 persone. Osho parla di capitalismo, spiritualità e sessualità e i suoi seguaci praticano una forma di meditazione dinamica. Gli occidentali iniziano a trasferirsi in India per unirsi al movimento e il gruppo decide di costruire una comune, ma trova resistenza politica in India. Un occidentale condivide con loro la Costituzione degli Stati Uniti e il gruppo decide che gli Stati Uniti sono il posto migliore per praticare il loro stile di vita. Acquistano 80.000 acri ad Antelope, in Oregon (una cittadina di circa 50 persone) e iniziano a portare case mobili e materiali da costruzione per edificare la loro comune agricola. Sheela, che ha conosciuto Osho quando aveva 16 anni, diventa l'amministratrice che gestisce i milioni di dollari del gruppo. La piccola comunità di abitanti di Antelope è incuriosita dal nuovo vicino, Osho, che arriva in città con una Rolls Royce e i suoi seguaci, che sono migliaia. Il gruppo finisce subito nel mirino dell'FBI.

4,2
 
 
 

Tipologia

Documentario

Stagioni

1

Regista

Chapman Way Maclain Way

Cast

Caratteristiche

Docuserie Intellettuale Acclamato dalla critica TV Provocatorio True crime Storico Premiato agli Emmy Culti Investigativo Avvincente

Audio

Tedesco Inglese [originale] Spagnolo Europeo Francese Italiano

Sottotitoli

Tedesco Greco Inglese Francese Italiano
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Recensione

«In realtà l'opposto dell'amore è il falso amore: un amore che finge di essere tale, e non lo è.» - Osho
Questa storia inizia ufficialmente nel 1981, quando l’ashram del Guru che oggi chiamiamo Osho viene spostato da Pune, in India, alla minuscola comunità di Antelope in Oregon. Ma questa storia inizia molti anni prima, nel 1968 a Bombay, quando nell’appartamento dalle mura bianche e dai scaffali stracolmi di libri avviene l’incontro tra l’allora sedicenne Ma Anand Sheela e il maestro spirituale Bhagwan Shree Rajneesh (nato Chandra Mohan Jain).
"Da allora la mia vita cambiò totalmente” racconta oggi Sheela nell’imperdibile e avvincente docu-serie ora in onda su Netflix, frutto di un lungo progetto che inizia nel 2014 all’Oregon Historical Society dove i fratelli Maclain e Chapman Way (The Battered Bastards of Baseball) recuperano ben 300 ore di girato in vari formati. Questa non è solo la ricostruzione storica e legale della misteriosa sètta guidata da Bhagwan e dalla sua fidatissima segretaria Sheela, ma è un documentario che sembra volgere lo sguardo su di noi, sul nostro tempo e sui valori dell’America moderna.
Sebbene ogni puntata sia costellata da un intermittente susseguirsi di colpi di scena fatti di procedure legali, tentativi di omicidio, matrimoni fraudolenti, microspie, avvelenamenti con i castori e quant’altro ancora, la forza della serie risiede nel ponte che viene costruito tra la vicenda e lo spettatore. Il punto di vista e la presa di posizione dei fratelli Way viene dissipato in altri cento, viene neutralizzato e poi annullato. È infatti lasciata allo spettatore la singolarità nel credere o non credere, nello schierarsi dalla parte dei sannyasin e nel loro utopico sogno new age o in quella dei cittadini di Antelope, che da un giorno all’altro hanno assistito (e poi combattuto) alla sottrazione di spazi e tempi della comunità. Wild Wild Country rende lo spettatore un soggetto attivo continuando a metterlo di fronte a domande e riflessioni, interrogandolo sulla natura delle azioni compiute nella comunità e fuori. E non è poi cosa così banale. Se pensiamo infatti ad un’altra serie sulle sètte e sulle pseudo-religioni, Leah Remini: Scientology and the Aftermath ne è l’esatto opposto: le vicende della controversa organizzazione religiosa fondata da L. Ron Hubbard nel 1954 vengono interamente narrate dai singoli ex-seguaci e l’assenza di un diverso punto di vista rende il racconto unilaterale, oggettivo, equanime.
Tornando a Wild Wild Country, il periodo storico è quello turbolento alla vigilia della guerra in Vietnam, in cui uomini e donne che non si riconoscevano nei modelli e negli stereotipi sociali/culturali imposti dai media e dalla politica trovavano rifugio i quelli che venivano chiamati “Movimenti del Potenziale Umano”. Ma Wild Wild Country è in realtà attualissima: dialoga col nostro presente, guarda all’umanità e al singolo, ai temi sociali e al libero arbitrio, al matrimonio e ai valori tradizionali. Ci interroga sull’uso delle armi e sulla legittima difesa, su come percepiamo e (se) accettiamo il diverso e lo straniero, su quelli che consideriamo i “nostri” spazi, sul controllo delle nascite e il ruolo delle donne. Ci chiede fino a dove possiamo spingerci nell’idea di migliorare le nostre vite, sul bisogno di sentirci parte di qualcosa di più grande, sul desiderio di appartenenza a un gruppo in cui possiamo riconoscerci. È proprio nella comunità di Rajneeshpuram che i protagonisti Jane Stork (poi Shanti B.) e Philip Toelkes (avvocato di Bhagwan, poi Swami Prem Niren) ritrovarono e riconobbero sé stessi e quella libertà che il mondo occidentale non gli offriva. Ma qual è il confine entro cui rimanere? Dov’è che inizia e finisce la nostra di libertà? Siamo davvero in grado di convivere ed accettare i diversi punti di vista? WIild Wild Country vuole interrogare più che rispondere, sospendere più che affermare. E forse, per riprendere la frase di Osho da cui siamo partiti, non solo è “l’amore che finge di essere tale”, forse anche ciò che consideriamo libertà in realtà, non lo è.

Wild Wild Country è un viaggio inedito nel culto di Osho, un pezzo di storia americana che si interroga sul presente e sugli USA di Trump. Personaggi ambivalenti e affascinanti, tra cui Ma Anand Sheela che dovete assolutamente conoscere. Imperdibile.