Wild Wild Country

Immagine tratta da Wild Wild Country
    1 stagione

Il capo di una setta controversa crea una città utopica nel deserto dell'Oregon, ma lo scontro con la gente del luogo diventa uno scandalo nazionale.

4,1
 
 
 

Tipologia

Documentario

Stagioni

1

Caratteristiche

Intellettuale Provocatorio

Audio

Tedesco Inglese [originale] Spagnolo Europeo Francese Italiano

Sottotitoli

Tedesco Greco Inglese Francese Italiano

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Recensione a cura di Cristiana Puntoriero

«In realtà l'opposto dell'amore è il falso amore: un amore che finge di essere tale, e non lo è.» - Osho
Questa storia inizia ufficialmente nel 1981, quando l’ashram del Guru che oggi chiamiamo Osho viene spostato da Pune, in India, alla minuscola comunità di Antelope in Oregon. Ma questa storia inizia molti anni prima, nel 1968 a Bombay, quando nell’appartamento dalle mura bianche e dai scaffali stracolmi di libri avviene l’incontro tra l’allora sedicenne Ma Anand Sheela e il maestro spirituale Bhagwan Shree Rajneesh (nato Chandra Mohan Jain).
"Da allora la mia vita cambiò totalmente” racconta oggi Sheela nell’imperdibile e avvincente docu-serie ora in onda su Netflix, frutto di un lungo progetto che inizia nel 2014 all’Oregon Historical Society dove i fratelli Maclain e Chapman Way (The Battered Bastards of Baseball) recuperano ben 300 ore di girato in vari formati. Questa non è solo la ricostruzione storica e legale della misteriosa sètta guidata da Bhagwan e dalla sua fidatissima segretaria Sheela, ma è un documentario che sembra volgere lo sguardo su di noi, sul nostro tempo e sui valori dell’America moderna.
Sebbene ogni puntata sia costellata da un intermittente susseguirsi di colpi di scena fatti di procedure legali, tentativi di omicidio, matrimoni fraudolenti, microspie, avvelenamenti con i castori e quant’altro ancora, la forza della serie risiede nel ponte che viene costruito tra la vicenda e lo spettatore. Il punto di vista e la presa di posizione dei fratelli Way viene dissipato in altri cento, viene neutralizzato e poi annullato. È infatti lasciata allo spettatore la singolarità nel credere o non credere, nello schierarsi dalla parte dei sannyasin e nel loro utopico sogno new age o in quella dei cittadini di Antelope, che da un giorno all’altro hanno assistito (e poi combattuto) alla sottrazione di spazi e tempi della comunità. Wild Wild Country rende lo spettatore un soggetto attivo continuando a metterlo di fronte a domande e riflessioni, interrogandolo sulla natura delle azioni compiute nella comunità e fuori. E non è poi cosa così banale. Se pensiamo infatti ad un’altra serie sulle sètte e sulle pseudo-religioni, Leah Remini: Scientology and the Aftermath ne è l’esatto opposto: le vicende della controversa organizzazione religiosa fondata da L. Ron Hubbard nel 1954 vengono interamente narrate dai singoli ex-seguaci e l’assenza di un diverso punto di vista rende il racconto unilaterale, oggettivo, equanime.
Tornando a Wild Wild Country, il periodo storico è quello turbolento alla vigilia della guerra in Vietnam, in cui uomini e donne che non si riconoscevano nei modelli e negli stereotipi sociali/culturali imposti dai media e dalla politica trovavano rifugio i quelli che venivano chiamati “Movimenti del Potenziale Umano”. Ma Wild Wild Country è in realtà attualissima: dialoga col nostro presente, guarda all’umanità e al singolo, ai temi sociali e al libero arbitrio, al matrimonio e ai valori tradizionali. Ci interroga sull’uso delle armi e sulla legittima difesa, su come percepiamo e (se) accettiamo il diverso e lo straniero, su quelli che consideriamo i “nostri” spazi, sul controllo delle nascite e il ruolo delle donne. Ci chiede fino a dove possiamo spingerci nell’idea di migliorare le nostre vite, sul bisogno di sentirci parte di qualcosa di più grande, sul desiderio di appartenenza a un gruppo in cui possiamo riconoscerci. È proprio nella comunità di Rajneeshpuram che i protagonisti Jane Stork (poi Shanti B.) e Philip Toelkes (avvocato di Bhagwan, poi Swami Prem Niren) ritrovarono e riconobbero sé stessi e quella libertà che il mondo occidentale non gli offriva. Ma qual è il confine entro cui rimanere? Dov’è che inizia e finisce la nostra di libertà? Siamo davvero in grado di convivere ed accettare i diversi punti di vista? WIild Wild Country vuole interrogare più che rispondere, sospendere più che affermare. E forse, per riprendere la frase di Osho da cui siamo partiti, non solo è “l’amore che finge di essere tale”, forse anche ciò che consideriamo libertà in realtà, non lo è.

Wild Wild Country è un viaggio inedito nel culto di Osho, un pezzo di storia americana che si interroga sul presente e sugli USA di Trump. Personaggi ambivalenti e affascinanti, tra cui Ma Anand Sheela che dovete assolutamente conoscere. Imperdibile.

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