6 palloncini

Immagine tratta da 6 palloncini
      75 minuti

Sostiene di avere la situazione sotto controllo e che tutto andrà bene. Allora perché le sembra di andare a fondo?

3,1
 
 
 

Tipologia

Film

Durata

75 minuti

Regista

Marja Lewis Ryan

Cast

Abbi Jacobson Charlotte Carel Dave Franco Dawan Owens Jane Kaczmarek Jen Tullock Madeline Carel Maya Erskine Tim Matheson

Caratteristiche

Sobrio

Audio

Tedesco Inglese [originale] Spagnolo Europeo Francese Italiano

Sottotitoli

Tedesco Greco Inglese Francese Italiano

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Recensione a cura di Cristiana Puntoriero

È nel modo in cui abbandona la testa al sedile, come ricurva in sé stesso la schiena quando si siede, come incrocia le braccia sull’auto e ne lascia cedere il corpo. È in quelle inquadrature che insistono sulle mani che tremano e si irrigidiscono sulle gambe, sul sudore del collo, su come si contorce in quel corpo ridotto all’osso, tutto spigoli e tormenti. Dave Franco per il ruolo di Seth ha perso 11 kg, ha guardato e riguardato film e documentari sull’eroina e sul set ha deciso di tenere un profilo basso.
I 6 palloncini sono quelli che vengono prima gonfiati e poi legati alla porta di casa per la festa a sorpresa di Jack (Dawan Owens) - il nuovo fidanzato di Katie (Abbi Jacobson) - la sera del 4 luglio in una villetta a Santa Clarita. Quella sera però Katie si ritroverà ad accompagnare il fratello Seth in un rehab per la disintossicazione.
Nell’opera prima scritta e diretta da Marja-Lewis Ryan e prodotta tra gli altri da Channin Tatum, la sensazione di controllo e di potenza che di solito appartiene a chi è al volante viene ribaltata e re-inventata in qualcosa di più destabilizzante. Quella notte Katie diventa forzatamente l’alleata di suo fratello Seth, che in preda ad una crisi d’astinenza la porta nella voragine della dipendenza. La voce calma e serafica dell’audioguida e quella del navigatore GPS che indica e direziona gli incroci e le svolte che i due fratelli ed Ella (Charlotte e Madeline Carol) - figlia di lui - devono effettuare per arrivare a destinazione, appaiono ancor più estranianti e terribilmente tranquilli in quel viaggio verso l’abisso in cui la “barca” sta lentamente affondando. Presentato al festival SXSW, 6 Palloncini trova la sua forza narrativa soprattutto nelle notevoli performance di Dave Franco (The Disaster Artist) e Abbi Jacobson (Broad City) tutti e due provenienti dalla commedia ma che hanno saputo dar prova che - come poco succede in Italia - approdare con successo in un altro genere-territorio è possibile. Le dinamiche tra fratello e sorella e il terzo fondamentale protagonista, la tossicodipendenza, sono costruiti su una sceneggiatura che va ad esaltare la complicità e il legame affettivo ma anche quelle dinamiche familiari irrisolte e fatte di giudizi, di silenzi, incomprensioni e immobilità soprattutto dai due genitori (Jane Kaczmarek e Tim Matheson) che sembrano aver tagliato i rapporti con il figlio maschio. Dinamiche familiari che diventano più dolci e poetiche in quelle fra Seth e la dolce Ella, che seduta nel suo piccolo sedile di dietro osserva coi suoi occhi innocenti il papà e la zia o le luci della notte dal suo finestrino. L’uso di sovrimpressioni, obiettivi a tratti sfocati e quel particolare inserto extra-narrativo in cui l’acqua che inonda la macchina sembra farli sprofondare per poi riportarli in superfice, diventano metafora di un peso, quello della dipendenza, che per riemergere deve prima far toccare il fondo.
La fotografia di Polly Morgan si concentra sui colori lividi della notte e del corpo di Seth; usa i riflessi dei volti nei finestrini e i dettagli come quello del cigolio del legno di uno sgabello o di un corrimano. Le sequenze montate da Brian Scofield si alternano ,ad esempio, fra quella poetica in ralenti della bakery e quella precedente in cui l’euforia di Seth è frutto della dose iniettata nel bagno di una farmacia (sequenza che appare la più dolorosamente realistica evidenziando i gesti - ormai di routine - di chi usa queste sostanze).
Seppur a tratti molto emozionante ed empatico il film non riesce però a raggiungere quella compiutezza e drammaticità di pellicole precedenti come ad esempio Candy (2006) uscita in Italia con il nome di Paradiso+Inferno. Il film australiano di Neil Armfiel con Abby Cornish e l’indimenticabile talento di Heath Ledger sono un vero e proprio pugno allo stomaco in cui il pudore e la resistenza visiva e registica a sottolineare tutti quei caratteri “sporchi” e “deterioranti” dell’eroina, venivano invece affrontati esplicitamente facendo anche leva sul rapporto distruttivo-amoroso tra i due protagonisti.
La dipendenza entra nella quotidianità, ridisegna dinamiche genitoriali e familiari in cui la presa di coscienza e la volontà di cambiamento purtroppo è ancora dolorosamente aperta al singolo.

Nessuno si salva da solo? James Franco, assieme ad Abbi Jacobson, ci regala una performance degna di nota per vulnerabilità, profondità e dolore. Costruito sull'emozione e l'empatia il film però non raggiunge la compiutezza e drammaticità di titoli precendenti.

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