Polar: quando un film punta tutto sul pulp

martedì 12 marzo 2019 di Paolo Bruini Film, Netflix Originals, Polar
Immagine tratta da Polar: quando un film punta tutto sul pulp
Il recente film Netflix "Polar" prova a farsi strada tra le tante rivisitazioni da graphic novel; tutto è puntato sull'estetica del pulp ma non si rischia di andare più a fondo.

Una tra le pellicole più evidenziate dalla piattaforma, proposta in qualunque catalogo di Netflix, sembra proprio essere "Polar", recente film che vede protagonisti Mads Mikkelsen e Vanessa Hudgens.

La trama non è delle più variegate, il nostro protagonista, noto come "Black Kaiser" è il più spietato ed efficace tra gli assassini a pagamento. Pare però vicino alla pensione quando il suo "datore" decide che non si vuole separare da quegli 8 milioni di dollari promessi: viene mandato allora un team di assassini più giovani per far uccidere Kaiser, ma presto i suoi aguzzini si accorgeranno di quanto sia stata stupida la loro mossa.

La domanda può tornare sempre la stessa, cosa ti aspetti da una pellicola come Polar? Non stiamo certamente brillando (ma neanche un pochino) per trame, caratterizzazioni psicologiche, intrecci, idee.. insomma in Polar abbiamo tutto il già visto e il più visto. Ma il prodotto del regista svedese Åkerlund, nella sua commercialitá, ha anche qualche punto di forza. L'investimento maggiore, infatti, è tutto nel fattore pulp: senz'altro il dato predominante è un giocoso stratagemma visivo dai tratti grotteschi e fumettistici, sempre condito con prorompenti e sensuali scene erotiche. I personaggi sono sempre buffi, stereotipati al midollo; abbiamo un cattivo disgustosissimo e sadico tanto da essere ridicolo, mentre il nostro eroe si rivela un'impassibile macchina da guerra (con un suo codice d'onore) pronta a far saltare in aria tutto. I personaggi di Polar si muovono come macchiette tipizzate e per questo si accodano ad una narrativa veloce, di pura evasione e svago; accade però che spesso la saturazione dei colori sfoci nell'eccesso, come eccede il sangue in un marcato antirealismo che non gode di grandi attenzioni.

Forse la forza di questo antieroe è proprio la sua prevedibilità assoluta; non gioca mai su dubbi, non pone questioni, è la costante rivalsa dell'azione visiva su ogni elemento. Il pensiero va inevitabilmente mandato all'antesignano per eccellenza, il Sin City tarantiniano: attraverso il quale fin troppi registi passano e scivolano, cercando di mimare la reinterpretazione fumettistica ma finendo, spesso, per scimmiottare un fumetto o una graphic novel (anche di successo). Polar cerca di intrattenere ma traballando visibilmente, giocandosi le carte pulp del nudo e della violenza esasperata per colorire quel tanto che basta a rendere sopportabile la durata del film, nel quale non viene fatta brillare nessuna interpretazione.

Da qui ci si pone la domanda, come accade in molti film e come fa la gloria dell'ormai consacrato genere "trash", se al pubblico possa invece bastare questo connubio di sesso gratuito e violenza immotivata. A maggior gloria della pellicola, spesso, non ci sono pretese e basta veramente poco per richiedere un minimo di svago; sarà sufficiente inscenare torture e viscere? Possiamo però liberamente ammettere che, se la volontà dovesse essere quella di intrattenere impressionando, forse l'asticella potrebbe essere alzata un bel po' più in alto.

Foto di Paolo Bruini Paolo Bruini Editor

Laurea in Lettere Moderne conseguita a Bologna, appassionato di poesia, teatro e letteratura. Passa il suo tempo a scribacchiare cose qua e là, mettendo le mani in pasta a mille idee. Ama la musica vecchia e i felini, specie se voluminosi. Il suo obiettivo è partorire e fornire spunti di riflessione su qualsiasi contenuto Netflix gli capiti davanti.

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