Velvet Buzzsaw, l'arte può togliere la vita : la nostra recensione

lunedì 11 marzo 2019 di Paolo Bruini Netflix Originals, News, Film, Velvet Buzzsaw
Immagine tratta da Velvet Buzzsaw, l'arte può togliere la vita : la nostra recensione
Gyllenhaal e Gilroy tornano su Netflix con la pellicola "Velvet Buzzsaw"; un film che inscena il mondo dell'arte con una parodia grottesca ed eccentrica, da giudicare con cautela.

"Velvet Buzzsaw" è la nuova pellicola Netflix che racconta di un mondo fatto da uomini senza scrupoli: i galleristi e interpreti dell'arte, disposti a tutto pur di mantenere il loro ruolo o di innalzarlo al di sopra degli altri. Tra questi c'è il più grande tra i critici d'arte contemporanea Morf Vandewalt, temutissimo tra gli artisti perché in grado di far cadere una mostra con un solo parere negativo. Morf è abituato a tutto, ma improvvisamente giunge sulla scena il quadro di un autore sconosciuto, la nuova collezione è estasiante ed ipnotica e comincia a diventare il nuovo oggetto di interesse di tutto il panorama artistico conosciuto.

La pellicola potrebbe lasciarci perplessi, "Velvet Buzzsaw" va capita e accolta con la giusta distanza. Di fatto il vero elemento chiave non è la narrativa ma la visione parodistica di un mondo sempre più superficiale e spietato, proprio di chi vive intellettualmente sull'arte. Persone abituate al massimo dell'esperienza estetica che dimenticano ogni lealtà umana o sentimento reciproco, poi ridicolizzate in tutta la loro contraddizione ed assoluta goffaggine. L'arte può uccidere, è vero, ma forse da il colpo di grazia a qualcosa che è già intimamente morto; la pellicola di Netflix espone personaggi grotteschi che non considerano altro se non la propria riuscita in una realtà mondana e fine a sé stessa, forse già morti dentro, già mancanti di ciò che è vero e umano. Così l'arte genera mostri, a tutti gli effetti, per primi quelli che vi lavorano intorno; gli unici puri, gli unici che scampano dalla "persecuzione" dell'arte sembrano proprio essere coloro che riescono a non caderne soggiogati. Gli artisti stessi, famosissimi, impressionati dal rivelatorio stile delle nuove pitture scoperte da Morf, non possono che ritirarsi e cercare, cercare qualcosa di più alto e con più intensità.

Ma parliamo invece di quello che, probabilmente, ha destato più ripudio ed imbarazzo nel pubblico: l'elemento thriller, che metterei tra virgolette, appunto, "thriller". Per capire "Velvet Buzzsaw" occorre dimenticarsi l'"horror" e il "thriller" (e di ciò anche colpevole la pubblicità stessa del film) con cui la pellicola viene presentata, lo show non cerca di emozionare con la paura ma vuole portarne una parodia. Le morti sono -volutamente- traculente, eccessive ed assurde: come a volersi liberare nel modo più sadico e veloce possibile di personaggi odiosi e già rovinati, verso i quali non si prova alcuna empatia; se quelle morti suscitano il riso, ben venga, assolvono il loro mandato!

Altro punto a favore di "Velvet Buzzsaw" è senz'altro la scenografia, curata e variegata che reinterpreta (osando) l'assurdità dell'avanguardia artistica: sempre più simile ad un'insensata esperienza o ad una sensazione inspiegabile. La coppia Gyllenhaal (eccentrico protagonista) con il regista Gilroy (già un duetto di successo ne Lo sciacallo - Nightcrawler) tentano (e forse riescono) ancora in un'impresa tutt'altro che semplice, destando inevitabilmente polemiche e pareri contrastanti. Cos'è a questo punto l'arte se non un parere contrastante?

Foto di Paolo Bruini Paolo Bruini Editor

Laurea in Lettere Moderne conseguita a Bologna, appassionato di poesia, teatro e letteratura. Passa il suo tempo a scribacchiare cose qua e là, mettendo le mani in pasta a mille idee. Ama la musica vecchia e i felini, specie se voluminosi. Il suo obiettivo è partorire e fornire spunti di riflessione su qualsiasi contenuto Netflix gli capiti davanti.

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