Stranger Things 2: l'anteprima a Milano con David Harbour

giovedì 26 ottobre 2017 di Flavia Garlisi Anteprime, Serie TV, Netflix Originals, Stranger Things
Immagine tratta da Stranger Things 2: l'anteprima a Milano con David Harbour
Ieri sera a Milano si è tenuto un imperdibile evento per il lancio della seconda stagione di Stranger Things! Eravamo presenti insieme ad alcuni fortunati Lovers, che insieme a noi hanno partecipato all'anteprima e...all'intervista con la special guest: David Harbour!

Durante l'evento abbiamo avuto l'opportunità di vedere in anteprima il primo episodio della S2 di Stranger Things - ovviamente non possiamo dirvi molto perché ci è stato chiesto di mantenere il segreto fino all’uscita ufficiale (DOMANI!) - ma possiamo raccontarvi della bellissima serata che Netflix ha organizzato e della fantastica sorpresa che ha riservato agli invitati: David Harbour, interprete di Jim Hooper, il capo della polizia di Hawkins, che tra una battuta e l’altra ha risposto alle domande degli intervistatori e degli spettatori.

Prima di entrare in sala, siamo stati accolti con dei fantastici snack box a tema Stranger Things, lattine di Dr. Pepper e un piccolo set per le foto che ci ha catapultati direttamente negli anni ’80 a Hawkins.

Sala piena, fermento nell’aria e si parte… Come vi dicevo, non possiamo svelarvi molto sull’episodio che abbiamo visto. Vi diciamo solamente che sarà all’altezza delle vostre aspettative! Si riprendono le fila della storia, con nuove chicche anni ’80, molta ironia, ma anche tanta ansia, i personaggi sempre più ricchi di sfumature e i loro interpreti sempre magistrali; e si aprono nuove linee narrative che dimostrano come i Fratelli Duffer abbiano cominciato a lavorare alla serie avendo già ben chiara in testa la storia completa, come ci confermerà anche David Harbour nel corso della chiacchierata con gli spettatori.

Finisce la proiezione e arriva, appunto, l’ospite a sorpresa: David Harbour.

Harbour ha risposto ad alcune domande che il pubblico in sala gli ha rivolto, ecco la Q&A che si è svolta:

Domanda: Parlaci del tuo personaggio.
David: Il mio personaggio (ndr: Jim Hopper, capo della polizia di Hawkins) ha subito una grossa trasformazione nel corso della prima stagione. Inizialmente non era molto apprezzato dagli spettatori, troppo scontroso, in particolare con i bambini. Poi si scopre che non è una persona cattiva, ma ha vissuto delle grandi tragedie personali. E a partire dall’episodio 3 è come se si risvegliasse dal torpore, il suo orgoglio ferito chiede riscatto e diventa uno dei motori dell’azione. Questo aspetto per me è molto importante perché dimostra che non bisogna mai giudicare le persone in maniera superficiale!

Domanda: Cosa ne pensi dei binge racer, i fan che guardano un’intera stagione in 24 ore?
David: Penso che… siano STUPIDI! (ride). A parte gli scherzi, lo faccio anche io, ma ricordatevi che poi dovrete aspettare almeno un anno e mezzo per vedere la stagione successiva!

Domanda: In Stranger Things ci sono tantissimi riferimenti alla cultura popolare e agli ’80. Cosa rappresentano per te gli anni ’80?
David: La purezza! Io sono nato nel 1975, nel 1984 (ndr: anno in cui è ambientata la S2) avevo 9 anni, quindi pochi anni in meno dei protagonisti di ST. Sono cresciuto negli anni ’80, amavo le stesse cose che amano Mike, Will, Lucas e Dustin: i videogame, Dungeons&Dragons, etc. Il production design della serie è fantastico, permette ai ragazzi di oggi di scoprire come erano davvero gli anni ’80. Una delle cose che amo di più è il telefono di Joyce (ndr: la mamma di Will), con quel filo lunghissimo. Mi ricorda mia mamma che era sempre al telefono e io continuavo ad inciampare in quel filo lunghissimo! I fan più giovani dello show non sapevano neanche che esistesse un telefono del genere, abbiamo dato loro una lezione di storia!

Domanda: I Fratelli Duffer hanno dichiarato che, secondo loro, il successo della serie è dato dall’incontro tra ordinario e straordinario. Cosa ne pensi di questa frase?
David: Amo questa frase. Come attore cerco di rivelare lo straordinario attraverso l’ordinario. Hopper è un tipo ordinario, ha i suoi problemi, è scontroso, ma dimostrerà di essere una persona straordinaria.

DOMANDE DAL PUBBLICO

Domanda: Quando ha letto per la prima volta la sceneggiatura della serie cosa hai pensato?
David: Che fosse la sceneggiatura di una serie tv più bella che avessi mai letto. Non avrei potuto immaginare di essere scelto per interpretarla. Sono rimasto molto colpito dallo script. Sono cresciuto con i Goonies, con Indiana Jones, con E.T. e i Duffer sono riusciti a ricreare quella “magia” che c’era in quei film e che oggi nei film di Hollywood non c’è più.

Domanda: Come pensi sia cambiato per un attore il mondo delle serie e del cinema da quando c’è Netflix?
David: Netflix offre delle opportunità di creatività che nessun altro network è in grado di offrire oggi. Produrre Stranger Things è stata una grande sfida. Se la serie fosse stata in mano ad un altro network, non avrebbero per esempio mai permesso ai Fratelli Duffer di scegliere me perché non offrivo sufficienti garanzie, ho quasi sempre interpretato ruoli da villain. Netflix, invece, mi ha dato questa possibilità, hanno visto in me qualcosa che un altro studio non era riuscito a cogliere. Netflix accetta di correre dei rischi. Siamo in un momento di Rinascimento, e dico così perché siamo in Italia e avevo voglia di dire questa parola (ride). Io amo Netflix.

Domanda: In molte serie tv, da quando Trump è diventato Presidente, sono stati inseriti riferimenti più o meno espliciti a tematiche di attualità. Pensi che potrebbe succedere anche in ST?
David: La science fiction è un genere che si presta tantissimo alla metafora. Ho amato il modo in cui, ad esempio, Star Trek: The Next Generation ha trattato il tema del razzismo attraverso la metafora degli alieni. Uno degli hashtag di ST è #worldupsidedown, Hawkins è una metafora del mondo: una comunità in cui i vicini si aiutano tra loro, noi lottiamo contro i mostri, un mondo in cui “Friends don’t lie” (ndt: Gli amici non mentono, come Mike spiega a El nella prima stagione).

Domanda: Come è stato lavorare con Millie Bobby Brown (Eleven)?
David: Penso che abbia avuto un’enorme fortuna a lavorare con me! (ride) La cosa interessante di questi ragazzi è che il mondo si è totalmente innamorato di loro. Questo mi spaventa e io con loro faccio un po’ lo “zio”, non mi stanco mai di ripetere: “Adesso tutti ti amano, ma per andare avanti serve il duro lavoro, non smettere mai di lavorare”. Sono molto protettivo e penso che quando io sarò all’ospizio verranno a trovarmi per mostrarmi i loro Oscar!

Domanda di Rovazzi, che era tra il pubblico: Ci sarà una terza stagione?
David: Sì, ve lo confermo, ci sarà una terza stagione. I fratelli Duffer hanno la storia completa nella loro testa. È una storia con un inizio, uno svolgimento e una fine, non come Il trono di spade! Tra l’altro io so già il finale che adesso vi dirò: scherzo, non vi dico nulla! Comunque, ST ha una storia completa, come Star Wars… Prima che facessero i sequel!