Santa Clarita Diet: recensione della terza stagione

martedì 9 aprile 2019 di Bruno Manfredi Serie TV, Netflix Originals, Horror, Santa Clarita Diet
Immagine tratta da Santa Clarita Diet: recensione della terza stagione
Tra nuovi personaggi, situazioni al limite del grotttesco e comicità sopra le righe, è arrivata la terza stagione della serie con protagonisti Drew Barrymore e Timothy Olyphant. Sarà riuscita a ripercorrere la via tracciata dalle due stagioni precedenti?

Dissacrante, esagerata e divertente. Sono questi probabilmente i termini più adatti per descrivere le sensazioni che suscitò Santa Clarita Diet il giorno del suo esordio all'interno del catalogo di Netflix nel corso del 2017. La serie ideata da Victor Fresco decise coraggiosamente di non seguire la scia prodotta dal revival delle decadi precedenti a cui molti prodotti, per cercare di non estinguersi troppo velocemente, decisero di allinearsi. Anzi, la semplicità e il giusto mix di soluzioni già collaudate (come il quartiere che diventa protagonista sullo stile di Desperate Housewifes) portarono alla nascita di una serie TV grottesca ma spensierata, che in due stagioni è riuscita a intrattenere in modo efficace il proprio pubblico di riferimento. Questa terza stagione, uscita lo scorso 29 marzo, sarà riuscita a mantenere alto il livello della serie?

Altri guai all'orizzonte per la famiglia Hammond

La terza stagione di Santa Clarita Diet si apre laddove si erano appena conclusi gli eventi della seconda. Ritroviamo infatti Joel (Timothy Olyphant) e Sheila (Drew Barrymore) in uno scorcio di tranquillità, grazie all'impressione dai connotati divini e religiosi che quest'ultima ha suscitato nei confronti dell'agente di polizia Ann Garcia, poco prima dell'esplosione del sito di fracking. Ma la tranquillità, si sa, non è un fattore ricorente in casa Hammond. Sarà proprio l'esplosione del sito, a opera di Abbey (Liv Hawson) ed Eric (Skyler Gisondo), ad attirare l'attenzione dell' FBI che inizierà a indagare sull'incidente rischiando così di mettere nei guai i due ragazzi. Se tutto ciò non dovesse bastare, il prologo del primo episodio introduce anche un nuovo personaggio - dopo i cavalieri di Serbia, l'FBI, fanatici nazisti e altri non morti - pronto a creare scompiglio all'interno della famiglia Hammond: Poplovic (Goran Visnjic). Un militare serbo desideroso di trovare non morti a Santa Clarita.

Nuovo e vecchi personaggi lavorano all'unisono

Come facilmente preventivabile, nuovi personaggi appaiono in questa terza stagione. Insieme al già citato Poplovic, arrivano anche i suoi due scagnozzi di fiducia, Radul e Janko, tanto spietati quanto ingenui e poco arguti. Stesso discorso sul fronte dei cavalieri di Serbia che presentano il loro nuovo e stravagante araldo: Tommy. L'agente Rogers del FBI e la giovane Winter intrecciano invece i propri archi narrativi con le storyline di Abbey ed Eric. Questo nutrito gruppo di new entry, a cui si aggiunge la presenza dell'irriverente e cinica Jean, si amalgama perfettamente con i protagonisti storici della serie. Di particolare interesse è infatti lo sviluppo narrativo che riguarda alcuni di loro. Ron (Jonathan Slavin) conosciuto durante la seconda stagione, riceve molto più spazio e la propria vicenda personale risulta legata in modo molto particolare con gli Hammond. Nota di merito per la 'testa' Gary (truccato appositamente per mascherare l'assenza di Nathan Fillion) che in questa stagione si conferma quasi come un simbolo e uno dei personaggi più riusciti dell'intera serie.

Non-morti più vivi che mai e un gradito tocco introspettivo

Rimane però ancora aperto il quesito: la nuova stagione ha fatto centro come le due precedenti? La risposta è sì. Santa Clarita Diet conferma anche questa volta tutte le caratteristiche che ne hanno decretato il successo. Il tono dell'opera si mantiene sempre su un livello costante, impedendo così al pubblico di perdere interesse verso le bizzarre vicende che travolgono gli Hammond. L'esagerazione della componente splatter non è mai tale da sfociare in una sorta di hybris estetica, ma riesce invece a rafforzare l'elemento comico/grottesco che da sempre caratterizza il prodotto Netflix. A ciò si aggiunge anche una diramazione che tocca direttamente l'etica e il tema dell'alterità. Joel e Sheila, il duo/dualismo su cui poggia tutta la serie, arriveranno ad affrontare quell'aspetto sorto fin dalla primissima puntata della prima stagione: come dovranno comportarsi di fronte all'immortalità di lei e alla mortalità di lui? Una vita eterna di Sheila, infatti, significa automaticamente una vita senza Joel, a meno che lui non sia disposto a diventare un non-morto. Ma una richiesta del genere è giusta da formulare? La soluzione al dilemma non sarà semplice, ma sarà un elemento che non andrà a inficiare la visione dello spettatore. Non risulterà tediante perché incastonata perfettamente nello stile leggero e spensierato della serie.

Stesso discorso per l'alterità. In questa stagione il concetto di non-morto non rappresenta sempre una piaga o un problema da risolvere ed eliminare. La condizione di non-morto diventa invece il simbolo per l'accettazione di una diversità che cerca in tutti i modi di determinare la propria volontà di vivere. Durante la stagione, infatti, alcuni personaggi si rapporteranno alla mutazione non come a un elemento di sciagura, bensì come a un slancio vitale che addirittura li porterà a vivere più in pace con se stessi. Anche qui, come l'esempio precedente del nuovo rapporto tra Sheila e Joel, il tutto verrà veicolato attraverso una messa in scena divertente, dinamica e contestualizzata.

La terza stagione di Santa Clarita Diet ha tutto quello che serve e che gli appassionati della serie chiedevano: personaggi carismatici, vicende surreali e una gradita evoluzione dei rapporti che intercorrono tra i protagonisti. La dark comedy di Netflix risulta uno dei prodotti più apprezzabili e originali all'interno della piattaforma. Purtroppo non si hanno certezze sull'uscita di una quarta stagione, ma dopo il finale aperto dell'ultimo episodio sarebbe davvero un peccato non poter ammirare nuovamente le avventure di Joel, Sheila e di tutti i bizzarri personaggi di questa sorprendente serie.

Foto di Bruno Manfredi Bruno Manfredi Editor

Privo di qualsiasi forma di talento si è ritrovato suo malgrado fagocitato da tutto ciò che la cultura pop anni 80 e 90 ha avuto da offrirgli. Innamorato (ma giustamente non ricambiato) di Cinema, Filosofia, Fotografia, Videogame, Serie Tv e – ogni tanto – di qualche fumetto, da quando ha scoperto Netflix ha completamente azzerato il suo contatore sociale. Almeno una volta al mese sente il bisogno fisiologico di rivedere Jurassic Park.

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