Oscar 2020: Spielberg vuole escludere Netflix?

giovedì 7 marzo 2019 di Bruno Manfredi News, Academy Awards
Immagine tratta da Oscar 2020: Spielberg vuole escludere Netflix?
Il successo ottenuto da Roma alla recente cerimonia degli Oscar sembra non essere stato bene accolto dal celebre regista, convinto che il colosso dello streaming non abbia giocato con le stesse regole dei propri avversari.

Ritornano le polemiche riguardanti Netflix e la sua presenza alle grandi kermesse cinematografiche. Secondo alcuni rumour sembra che il regista Steven Spielberg sia intenzionato a cercare un modo per contrastare la presenza del colosso dello streaming alla prossima cerimonia degli Oscar.

A tal proposito un portavoce di Amblin avrebbe detto:

Steven è molto interessato a sottolineare la differenza tra lo streaming e la visione in sala. Sarà contento se gli altri si uniranno alla sua campagna quando si sarà la riunione del Board of Governors dell'Academy. Vedremo cosa succederà

La polemica nasce dal successo ottenuto da Roma, la pellicola di Alfonso Cuarón prodotta da Netflix, che per poco non rischiava di vincere anche il premio come Miglior Film, grazie alla notevole cifra spesa in fase di campagna promozionale. Spielberg, infatti, pare stia cercando di fare di tutto per impedire la riproposizione di una situazione come questa, ovvero la possibilie vittoria di un film distribuito via streaming e soltanto in poche sale cinematografiche, anche ai premi Oscar del 2020. Il regista di Jurassic Park vorrebbe limitare l'influenza di Netflix all'interno della MPAA (Motion Pictures Association of America) ricorrendo immediatamente a un cambiamento delle regole di ammissione, e ritenendo il contesto degli Emmy più adatto a una realtà come Netflix.

Nonostante ciò, quando si tratta di determinare in modo preciso quali regole il colosso dello streaming può aver aggirato, o quelle attualmente esistenti che andrebbero modificate, le cose iniziano a dinvetare abbastanza complicate. Di seguito ecco le opposizioni mosse contro Netflix:

  • Netflix ha speso troppo. Uno stratega degli Oscar ha stimato in 50 milioni di dollari la spesa sostenuta per Roma agli Oscar, mentre Green Book solotanto 5 milioni. (Il New York Times ha riportato 25 milioni come budget totale di marketing).
  • La spinta pubblicitaria per Roma ha tolto visione agli altri film in lingua straniera. Michael Berker, co-presidente di Sony Pictures Classics, ha affermato di aver avuto solo la possibilità di distribuire Never Look Away e Cafarnao dopo le vacanze natalizie, ciò significa che solo un ristretto numero di elettori dell'Academy ha potuto visionarli.
  • Roma ha trascorso solo tre settimane nelle sale cinematografiche.
  • Netflix non riporta i dati del box office.
  • Netflix non rispetta la finestra cinematografica di 90 giorni.
  • I film di Netflix sono disponibili in 190 paesi, ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette.

Queste sono dunque le critiche mosse dall'Academy, anche se ancora non è chiaro come possano infrangere gli standard della manifestazione. Gli incassi al botteghino non hanno alcuna influenza sulla rispettabilità di un film alla cerimonia degli Oscar. I film, poi, possono entrare nelle categorie dei nominati anche quando la loro distribuzione è relativamente breve come una settimana, cosa che avviene ogni anno. Alcune sale cinematografiche hanno inoltre mantenuto Roma per ben tredici settimane.

Le polemiche, dunque, dopo Cannes non sembrano trovare una fine. Sopratutto in questo periodo, quando si avvicina sempre di più l'arrivo di un'altra grande pellicola d'autore pronta a sbarcare su Netflix: The Irishman, di Martin Scorsese. Nell'ipotesi di successo del film, come si comporterà l'Academy?

Foto di Bruno Manfredi Bruno Manfredi Editor

Privo di qualsiasi forma di talento si è ritrovato suo malgrado fagocitato da tutto ciò che la cultura pop anni 80 e 90 ha avuto da offrirgli. Innamorato (ma giustamente non ricambiato) di Cinema, Filosofia, Fotografia, Videogame, Serie Tv e – ogni tanto – di qualche fumetto, da quando ha scoperto Netflix ha completamente azzerato il suo contatore sociale. Almeno una volta al mese sente il bisogno fisiologico di rivedere Jurassic Park.

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