Alfonso Cuarón dalla parte di Netflix: "Occorre una distribuzione più diversificata"

venerdì 8 marzo 2019 di Bruno Manfredi News, Academy Awards
Immagine tratta da Alfonso Cuarón dalla parte di Netflix: "Occorre una distribuzione più diversificata"
Dopo le recenti polemiche che hanno coinvolto Spielberg e il colosso dello streaming, il regista messicano si è schierato a favore di quest'ultimo, difendendo l'autonomia artistica ricevuta e auspicando in modelli di pubblicazione più flessibili.

Qualche giorno fa alcuni rumour avevano parlato della presunta intenzione di Steven Spielberg di cercare un modo per poter estromettere i film di Netflix dalla prossima cerimonia degli Oscar. Una presa di posizione molto forte che potrebbe portare a chiudere un'importante finestra di dialogo tra la distribuzione classica dei film e le nuove piattaforme digitali che avanzano.

In una lunga intervista concessa a Variety il regista di Roma, Alfonso Cuarón, ha espresso la propria opinione sulle nuove tendenze del mercato, difendendo l'operato di Netflix e affermando come senza di esso Roma non sarebbe mai stato prodotto:

Anche se gli Studios tradizionali mi avessero supportato, alcuni aspetti - come il bianco e nero o la lingua spagnola o le attrici sconosciute - avrebbero influenzato la loro visione del film. Quando abbiamo parlato con Netflix, questo tipo di conversazioni non è accaduto. Non avevano paura. Stavano parlando della storia emotiva del film. Ciò ha mostrato il loro interesse per il film. Erano disposti a cambiare il loro modello per accogliere ciò che stavamo cercando come registi.

Il talentuoso regista ha anche parlato di come sia importante la diversificazione in questo settore:

Per me la conversazione sulla sala cinematografica è super importante. Sono un regista. Credo nell'esperienza in sala. Ma ci deve essere diversità. È difficile vedere film d'autore. È difficile vedere film stranieri. La maggior parte dei teatri riproduce grandi film di Hollywood.

Serve una maggiore diversità nel modo in cui pubblichiamo i nostri film. I modelli di distribuzione devono essere più flessibili, a seconda del film. Non è possibile imporre la strategia di rilascio per produzioni diverse. Potresti aver bisogno di meno sale e percorsi più lunghi o modelli in cui la cosiddetta finestra è più corta. Stiamo pensando in un unico paradigma. È un momento per iniziare ad aprire i paradigmi. In questo momento è un confronto tra modelli economici. Non è come un modello va a beneficio del cinema, e l'altro no.

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