Una lotta senza esclusione di colpi per la trasformazione di Ostia in un paradiso del gioco d'azzardo svela sanguinose faide criminali e corruzione dilagante.
Un sogno grande quanto Las Vegas, benedetto da chiesa e politici corrotti. Ma il prezzo da pagare è troppo alto.
3,6
Punteggio Netflix Lovers
Titolo
Suburra
Tipo
Film
Anno
2015
Durata
135 min
Genere
Audio
Sottotitoli
Regista
Attori

Recensione

Suburra è un film del 2015 del regista Stefano Sollima (già regista delle serie di Romanzo Criminale e Gomorra), tratto dal romanzo omonimo di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini. Netflix coprodurrà una serie tratta dal film, che sarà il primo prodotto Netflix Original italiano.  

L’azione si svolge a Roma, nel piovoso novembre del 2011, nell’ultima settimana prima delle dimissioni del governo Berlusconi. La storia segue un intreccio che dipinge a tinte forti l’assoluto degrado morale che avvolge la Capitale, disegnando una trama che si compone di politici corrotti e senza scrupoli come Filippo Malgradi (Piefrancesco Favino), esponente romano della maggioranza di governo che alterna lusso sfrenato e politica criminale, personaggi di secondo piano come Sebastiano (Elio Germano), abituato al compito di fare da lacché ai potenti e personaggi che organizzano giri di escort come Sabrina (Giulia Elettra Gorietti).

Al centro della storia ci sono quegli elementi che rendono Suburra un film anticipatore in molti sensi: Malgradi, d’accordo con il boss mafioso “Samurai” (Claudio Amendola), vuole trasformare grazie a una legge il litorale di Ostia in un paradiso del gioco d’azzardo, una moderna Las Vegas che si affaccia sul mare della Capitale, realizzando una speculazione edilizia milionaria. La situazione coinvolge anche la malavita popolare del quartiere con il suo capo impulsivo e violento “Numero 8” (Alessandro Borghi) e la sua ragazza tossicodipendente Viola (Greta Scarano). Le cose si complicano quando di traverso all’affare si mette il gruppo degli “zingari” capeggiati da Manfredi Anacleti (Adamo Dionisi), la figura più cinica e sadica del film. La trama di Suburra dipinge così molti dei meccanismi romani riprendendoli dai fatti di cronaca e di attualità (basti pensare a Mafia Capitale o all’omaggio stile padrino al funerale di Casamonica).

Le situazioni della trama s’incrociano in un turbinio di cinismo, corruzione, assassini, vendette e cronica mancanza di morale. La violenza, fisica ma anche verbale e psicologica, è una parte preminente del film, come già nelle altre serie del genere dirette da Sollima. Escort, signori della droga, assassini, clan mafiosi e politici spregevoli si contendono Roma in un alternarsi di scene d’azione, inseguimenti, insabbiamenti e regolamenti di conti, tutti rigorosamente in dialetto stretto per restituire autenticità alle scene.

Lo schema entro il quale si muovono i protagonisti, però, è in rapido cambiamento. La pioggia, altro elemento centrale, al contempo reale (quei giorni a Roma era un susseguirsi di diluvi) e metaforico, spazza via scena dopo scena personaggi, situazioni e finanche papi e governi, quasi a voler lavare e ripulire la Capitale dall’onta di essere diventata una città identificabile come criminale e assassina (“Non l’ho ucciso io, è stata Roma”, dice in una delle scene clou “Samurai”).

In questa spirale di decadenza non viene mai lasciata, fino quasi alla fine del film, una minima speranza di redenzione. Lo spettatore percepisce la frustrazione della palese e scontata impossibilità di cambiare il percorso delle regole e degli eventi. Una luce di speranza arriverà invece da dove meno la si aspetta. Nell’arco di una settimana tutte le certezze su cui si reggeva il sistema politico e criminale della Capitale cadono a pezzi, e la domanda che il film si pone nell’escalation di violenza della parte finale è: che cosa sorgerà al suo posto?

Commento dell'autore

Suburra è un film che merita sicuramente di essere visto, caldamente raccomandato ai fan di “Gomorra” e “Romanzo Criminale”. Alcune pecche logiche nell’evoluzione della trama vengono ampiamente ripagate dalle atmosfere cupe in cui è ambientata la trama e da una fotografia magistrale. Un film che per alcuni aspetti anticipa e per altri riprende le dinamiche dei meccanismi corrotti della politica romana e che costituisce una buona base per il lancio della serie (la prima italiana prodotta da Netflix) che ne riprenderà le situazioni.

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