The Dark Side of Teens: in anteprima la recensione dei primi 2 episodi di Baby

mercoledì 28 novembre 2018 di Flavia Garlisi News, Serie TV
Immagine tratta da The Dark Side of Teens: in anteprima la recensione dei primi 2 episodi di Baby
Ecco la nostra recensione in anteprima dei primi 2 episodi dell'attesissima serie italiana targata Netflix che racconta luci e ombre di un gruppo di ragazzi della "Roma Bene".

Viviamo in un acquario bellissimo, ma sogniamo il mare”.

Così la voce fuori campo di una delle protagoniste di Baby sintetizza, all’inizio del primo episodio, il motore dell’azione dei 6 episodi che dal 30 novembre saranno disponibili sulla piattaforma.

Questa nuova produzione seriale italiana, targata Netflix e prodotta da Fabula Pictures, è ambientata nella Roma-bene del quartiere Parioli dove si intrecciano le storie di un gruppo di teenager e delle loro famiglie.

Abbiamo avuto l’opportunità di vedere in anteprima i primi due episodi e, con buona pace di quella parte della critica che ama i titoli ad effetto e le semplificazioni, siamo felici di poter dire che Baby NON è “la serie sullo scandalo delle baby squillo dei Parioli”, né un racconto autoreferenziale dell’alta borghesia romana. È un racconto profondo che trova la sua spinta vitale nel conflitto tra opposti e nelle sfumature che nascono dalle diverse combinazioni di questi opposti. Il terreno di questi conflitti è, in primis, il coming of age, con le sue dinamiche, da un lato universali, dall’altro specifiche dello spazio/tempo in cui è ambientata questa serie.

Con grande consapevolezza dei meccanismi narrativi della serialità, stupefacente vista la giovane età dei suoi componenti, il collettivo di sceneggiatori under 30 GRAMS*, con la supervisione degli headwriters Giacomo Durzi e Isabella Aguilar, gioca a innescare conflitti che sono esistenziali, generazionali e sociali: teenager adultizzati vs genitori che si comportano da ragazzini; esistenze patinate vs torbide passioni segrete; nichilismo valoriale vs disperata ricerca di amore; e così via.

Guardando i primi due episodi, sembra palese che non si cerchi una sintesi giudicante tra questi opposti, ma che si voglia invece scavare, sollevare domande, “stare” in questi paradossi per capirli meglio.

Ed è solo in quest’ottica che si inserisce lo spunto del fatto di cronaca: lo scandalo venuto alla luce nel 2013 delle “baby squillo dei Parioli”, del giro di prostituzione minorile che vedeva coinvolte ragazze e clienti della Roma-bene.

Se tutta la serie ruota attorno al bisogno dei ragazzi di “deragliare” da una vita preimpostata per trovare la propria identità, la prostituzione costituisce solo una di queste deviazioni dal percorso prestabilito, solo una delle declinazioni del paradosso dell’adolescenza. Sicuramente, la più emblematica: ragazze benestanti, le figlie dell’élite, cresciute anni luce lontane dal disagio della periferia-mostro, che vendono il proprio corpo per soldi di cui non hanno bisogno.

È un approccio che va oltre l’intento scandalistico, “pornografico” nel senso più largo del termine, che usa lo spunto di cronaca per abbracciare la complessità e, appunto, i paradossi e i conflitti del passaggio all’età adulta.

Tutto questo è inserito in una confezione young adult molto coinvolgente.

Scelta vincente, oltre a quella dell’affidare la scrittura al collettivo GRAMS*, quella del regista: Andrea De Sica (I figli della notte), che firma 4 episodi della serie, tra cui i primi due che abbiamo visto in anteprima.

Andrea ricostruisce in maniera estremamente credibile il mondo dei teenager e dà vita a un prodotto, rullo di tamburi, dal respiro internazionale.

Perché gli abiti, le case, le abitudini, le minicar sono in pieno stile Roma Nord, ma le emozioni escono dal Raccordo e diventano rappresentative di una qualunque adolescenza. L’ambientazione alto borghese romana, lungi dall’essere un difetto, un sintomo di provincialismo, è sfruttata in maniera funzionale a rendere ancora più polarizzato il conflitto tra quello che dovrebbe essere “il migliore dei mondi possibili” e le ombre che invece lo attraversano.

Ad arricchire il tutto, una colonna sonora che spazia da pezzi pop all’indie, dal rap di periferia agli anni ’80 e diventa componente fondamentale del racconto, parte integrante del linguaggio filmico piuttosto che semplice sottofondo d’atmosfera. Altra nota di merito, il modo intelligente e funzionale in cui l’utilizzo dei social viene integrato nella messa in scena.

Il cast giovanissimo, se non impeccabile, risulta comunque adeguato al contesto e funzionale a creare immedesimazione negli spettatori.

Insomma, non ci resta che aspettare il 30 novembre per scoprire se queste buone premesse saranno mantenute anche negli altri episodi.

Foto di Flavia Garlisi Flavia Garlisi Content Manager

Cinefila e series addicted, ha vissuto l'arrivo di Netflix come l'inizio di una nuova era! Laureata in Storia del Cinema, lavora da qualche anno nel settore. Insieme a Fabio, si occupa dei contenuti editoriali del sito... così ha la scusa per fare bingewatching senza sensi di colpa!