Pochi giorni fa è stata rilasciata la seconda stagione di una delle serie più popolari di Netflix, Stranger Things, di carattere fantascientifica ideata dai Fratelli Duffer. L’intera storia ruota intorno ad un progetto segreto del governo americano, finalizzato allo studio, per scopi bellici, della mente umana e delle sue infinite capacità. Ebbene, negli anni 50’ e 60’, in piena Guerra Fredda, la Cia condusse una serie di esperimenti Top-Secret per il controllo della mente. Il programma fu nominato MK-ULTRA, lo stesso a cui fa riferimento la celebre serie Netflix.

Su MK-ULTRA si sa davvero poco. Come ammesso dalla Cia, la stragrande maggioranza dei documenti venero distrutti nel 1973 e questo ha impedito qualsiasi approfondimento in merito. Eppure la famosa rivista The Bullettin of the Atomic Scientists ha recentemente pubblicato un articolo, sfruttando la popolarità della serie Netflix, sulle ‘neuroarmi’ (in inglese neuroweapons).

MK-ULTRA rappresenta, per quanto reso noto, il primo programma di questo genere condotto dall’inteligence americana, ma fallì “a causa della mancanza di una sufficiente comprensione dei meccanismi interni del cervello e di come manipolarli” scrive il Bullettin, lanciando però un’allarmante messaggio: “ma oggi le neuroscienze appaiono in grado di superare le barriere tecniche che impediscono il controllo esterno delle emozioni e dei comportamenti e, in ultima analisi, della mente.”

E’ importante comprendere infatti, che gli stessi studi finalizzati al trattamento di migliaia di persone affette da disturbi mentali, presentano un enorme potenziale in ambito militare. L’articolo cita alcuni farmaci capaci di indurre la mente in uno stato di ‘tortura’ senza lasciare nessuna ferita. Per esempio, saper controllare gli inibitori della captazione della serotonina, può essere utile contro la depressione, ma allo stesso tempo rendere più facili gli interrogatori, in quanto queste sostanze sono state associate a comportamenti sociali di cooperazione. Ben più allarmanti invece, troviamo la sperimentazione di altre sostanze, capaci di generare ansia, agitazione e forte confusione mentale.

Altrettanto sorprendente un esperimento scientifico, che prende il nome di “brain-brain network” e pubblicato tre anni fa, ha permesso il trasferimento di un messaggio verbale da una persona in India ad un’altra in Francia, senza la necessità di pronunciare nessuna parola. Gli impulsi nervosi generati dai movimenti della bocca del mittente, sono stati trasferiti al cervello dell’altra persona, che ha ricevuto il messaggio regolarmente. “ Se una persona diventa il recipiente inconsapevole di certi messaggi così trasmessi, impiantargli nella mente certi pensieri potrebbe diventare, almeno teoricamente, piuttosto semplice” spiega, in stile Black Mirror, il Bullettin.

Per il momento gli esperimenti vengono effettuati, e riscontrano determinati successi, su singoli pazienti selezionati, mentre l’utilizzo su larga scala è estremamente complesso. Caratteristiche fisiche e storie mediche diverse infatti influenzerebbero in maniera decisiva il successo di queste sostanze. L’articolo però accende i riflettori sui buchi legislativi che stanno concedendo ai governi carta bianca sulla sperimentazione di questo tipo. Persino la Convenzione per le armi chimiche, ideata proprio per combattere questo fenomeno, non impedisce la sperimentazione di sostanze incapacitanti, come i gas lacrimogeni. Questo cavillo potrebbe essere sfruttato come copertura, per approfondire gli studi su queste ‘neuroweapons’.