Luke Cage : l'eroe di Harlem resiste anche nella seconda stagione

sabato 30 giugno 2018 di Paolo Bruini Netflix Originals, Serie TV, Marvel, Marvel - Luke Cage, Marvel's Iron Fist, Marvel's The Defenders
Immagine tratta da Luke Cage : l'eroe di Harlem resiste anche nella seconda stagione
La seconda stagione di Luke Cage ha messo in scena il meglio dei suoi personaggi e resiste allo spauracchio del clichè; tra regia sempre nuova ed interpreti di forti e decisi, la serie mostra ancora buone carte da giocare.

L'aspettativa verso le produzioni Marvel-Netflix, ammettiamolo, cominciava ad essere piuttosto bassina. Dopo Iron First che dava segni di "affaticamento" e il massimo dell'azione giocato dai Defenders, si temeva che i nostri eroi avessero un po' esaurito le cartucce, o meglio, i montanti. Ecco invece il "guardiano nero" di Harlem che torna a farsi sentire e sfrutta al meglio il suo cast per dare vita ad una serie gangster tutt'altro che prevedibile.

Luke Cage trova pane per i suoi denti, basta col pesce grosso nell'acquario piccolo, la trama incontra subito un rinforzo: il grande eroe non è più l'unico "super" in città, ma come se non bastasse il crimine è così fitto da rendere un solo eroe insufficiente. Saranno necessarie infatti le indagini della detective Knight (retta dall'imperturbabile Simone Missick) per arrivare a capo di un intreccio non banale e ogni alleato del bene sarà necessario per tenere testa al dilagante caos.

Un gioco fondante però lo faranno i registi: praticamente ogni episodio conta una regia differente tra cui una presenza femminile che non può passare inosservata. Personaggio nascosto, coautore ed elemento innovatore è la musica, ogni episodio si muove su passi diversi: il locale Harlem's Paradise vanta sempre musicisti di alto calibro, che accompagnano ogni episodio come se ne fossero la voce narrante. Allora una puntata ha i passi furtivi dal jazz e del lounge, la seducenza maligna di un blues nero come la notte, il tono aggressivo di un hip hop tagliente o la quiete (prima di grandi tempeste) del reggae.

Il nuovo villain è Bushmaster, interpretato da Mustafa Shakir, un personaggio tratto dai fumetti e rimodellato per poterlo inserire nella serie; il gangster giamaicano nasce dalla violenza e dal profondo odio generato dalla famiglia Stokes, ed è tornato in cerca di vendetta verso Mariah (come sempre giocata dalla ferocia glaciale di Alfre Woodard), la nuova regina del crimine di Harlem. Oltre all'ingresso di un villain abbiamo l'ostacolo per eccellenza di ogni eroe, il padre, un personaggio cupo quando solare, che alternerà i volti di una lunga storia di dolore nel confronto con Luke, nella guida della magnetica interpretazione di Reg E. Cathey.

Una serie che mette inoltre da parte l'arma bianca per favorire scenari molto più crudi e grotteschi, specie rispetto alla prima stagione: ciò rende questo show-comic più realistico e mostra i volti di una strada crudele. Quello della seconda stagione di Luke Cage è un gioco d'insieme, orchestrale, che dona passo passo il suo colore ai violenti e paurosi villain, ormai protagonisti nel vortice sempre più a rischio banalità del cine-comic. Luke Cage sarà ancora l'eroe buono che deve passare sopra le strette vie della legge per ottenere i propri risultati, ma tutti i personaggi dovranno mettersi in discussione, sempre più tentati dalla scorrettezza davanti all'inafferrabilità del male, capace di disarmare e far sentire impotenti.

Foto di Paolo Bruini Paolo Bruini Editor

Laurea in Lettere Moderne conseguita a Bologna, appassionato di poesia, teatro e letteratura. Passa il suo tempo a scribacchiare cose qua e là, mettendo le mani in pasta a mille idee. Ama la musica vecchia e i felini, specie se voluminosi. Il suo obiettivo è partorire e fornire spunti di riflessione su qualsiasi contenuto Netflix gli capiti davanti.

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