Love, Death & Robots: la fantascienza su Netflix non sarà più la stessa

domenica 24 marzo 2019 di Bruno Manfredi Serie TV, Sci-Fi, Netflix Originals, Horror, Love, Death & Robots, Black Mirror
Immagine tratta da Love, Death & Robots: la fantascienza su Netflix non sarà più la stessa
È da poco arrivata su Netflix la serie antologica in animazione di David Fincher e Tim Miller. Composta da diciotto episodi Love, Death & Robots attinge a piene mani dallo sconfinato orizzonte sci-fi, regalando al pubblico delle autentiche perle visive di narrativa, filosofia ed estetica.

Punti di non ritorno. Probabilmente è questa è la situazione che si viene a creare quando determinati prodotti riescono a intercettare il gusto comune o fare breccia in quella che potrà un giorno diventare l’evoluzione di un genere o di un medium. Rimanendo all’interno del catalogo Netflix, questo fardello ha sfiorato opere come la serie vintage per eccellenza, Stranger Things, o Roma di Alfonso Cuaron, primo film di un circuito digitale capace di imporsi con una certa importanza alla cerimonia degli Oscar; diventando chi per un motivo e chi per un altro dei veri e propri punti di riferimento audiovisivi.

Quale spazio dunque può ritagliarsi Love, Death & Robots nel tortuoso campo minato dei prodotti che puntano al vertice della propria categoria? Sorprendentemente il nuovo Original di Netflix è riuscito a compiere una piccola rivoluzione diventando il maggiore punto di riferimento del genere fantascientifico presente all'interno del catalogo della piattaforma streaming.

Ma andiamo con ordine.

Love, Death & Robots è una raccolta di episodi antologici scritta da Tim Miller, noto al grande pubblico per il film Deadpool, e prodotta da David Fincher, regista dei cult Seven e Fight Club, Jennifer Miller, Joshua Donen e lo stesso Miller. I diciotto episodi che compongono la serie si presentano sotto forma di un'animazione che abbraccia diversi stili estetici, passando da episodi completamente in CGI ad altri con tecniche miste o più tradizionali. Gli episodi, inoltre, hanno una durata variabile che va da un minimo di tre minuti a un massimo di diciassette; realizzati da diversi registi e studi di produzione.

Come si può dedurre dalla struttura della raccolta, ci troviamo di fronte a un'opera che segue per certi versi il modus operandi di un'altra celebre serie: Black Mirror. Non manca infatti un alone di nichilismo che avvolge la quasi totalità dell'opera, così come il tono cupo e l'impotenza dell'agire umano dinnanzi ai paradossi creati dalla tecnica. A differenza però della serie di Charlie Brooker, che focalizza appunto l'attenzione sulle conseguenze estreme e distopiche del progresso tecnologico, in Love, Death & Robots abbiamo un superamento a tutti gli effetti di questa dialettica, che si traduce in una resa estetica e narrativa molto più ampia e totalizzante. Il merito di questo maggiore sfruttamento del genere fantascientifico - e non mancano anche altri elementi, uno su tutti quello horror - è da ricercare per forza di cose nella fortunata scelta di non ricorrere al live-action bensì di sfruttare quasi completamente la tecnica animata. È grazie a essa, infatti, che le tematiche presenti all'interno dei singoli episodi, i campi d'indagine e la ricercatezza visiva, riescono a emergere e a creare un ecosistema narrativo capace di lasciare lo spettatore estasiato, meravigliato o semplicemente turbato.

Love, Death & Robots è una serie pensata appositamente per un pubblico adulto. Un pubblico adulto che passando da un episodio all'altro noterà sicuramente come l'utilizzo di diversi stili visivi sia in grado di mescolare tra di loro svariati generi, arrivando a una commistione quasi transmediale. Episodi come La guerra segreta e Oltre aquila non mancheranno infatti di presentare un impianto estetico e narrativo molto più vicino a un videogame che a una normale puntata di una serie TV. Ma anche quando la fusione strutturale viene messa in secondo piano emergono comunque degli elementi da cui diventa difficile discernere la qualità estetica dal messaggio di fondo. Come avviene per la feroce (letteralmente) critica mossa su più livelli da Mutaforma o per il richiamo sensoriale di cui si fa portavoce il racconto Buona caccia. Quest'ultimo, poi, non fa fatica a innalzarsi come uno degli episodi più riusciti e penetranti dell'intera raccolta antologica. In pochi minuti è possibile assistere - con l'elemento steampunk a fare da sfondo - a un concentrato di esperienza estetica: il binomio magia-tecnologia, il senso di colpa, il sentimento taciuto e la vendetta.

Non di meno impatto emotivo, infine, è anche ciò che viene mostrato in Zima Blue, episodio che ricorre a un utilizzo molto accesso dei colori e a una geometria visiva che esalta ed estremizza i contorni. Una esaltazione della forma che sottrae fluidità al movimento di scena - come accade invece in Buona caccia - per permettere però simultaneamente una successione di sequenze visive al limite dell'onirico, capaci sorprendentemente di comunicare allo spettatore tematiche filosofiche non di poco conto come la questione dell'origine o la coscienza di sé.

Love, Death & Robots arriva su Netflix come un fulmine a ciel sereno. Rompe la monotonia delle produzioni standard presenti all'interno delle varie piattaforme streaming per parlare al pubblico di una fantascienza nuova, fresca e adatta quasi a tutti i gusti. Che siate appassionati di animazione, di letteratura o di filosofia non fa differenza. Con la serie di David Fincher e Tim Miller difficilmente resterete delusi.

Foto di Bruno Manfredi Bruno Manfredi Editor

Privo di qualsiasi forma di talento si è ritrovato suo malgrado fagocitato da tutto ciò che la cultura pop anni 80 e 90 ha avuto da offrirgli. Innamorato (ma giustamente non ricambiato) di Cinema, Filosofia, Fotografia, Videogame, Serie Tv e – ogni tanto – di qualche fumetto, da quando ha scoperto Netflix ha completamente azzerato il suo contatore sociale. Almeno una volta al mese sente il bisogno fisiologico di rivedere Jurassic Park.

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