I Kill Giants: quando i mostri diventano duplice metafora della lotta esistenziale

mercoledì 8 agosto 2018 di Bruno Manfredi Film, I Kill Giants
Immagine tratta da I Kill Giants: quando i mostri diventano duplice metafora della lotta esistenziale
Su Netflix è appena sbarcato il film tratto dal celebre fumetto di Joe Kelly e J. M. Ken Niimura. Una storia di formazione che pesca a piene mani nella vasta rappresentazione simbolica della figura del 'mostro', per raccontare le battaglie (reali e non) che tormentano la vita della protagonista

Barbara è una ragazzina di dodici anni molto particolare. Passa la maggior parte del tempo a creare bizzarre pozioni o a ossorvare, con il suo fidato cannochiale, i fenomeni atmosferici meno convenzionali. Quando è a casa, un'abitazione situata lungo la spiaggia di Oyster Bay, non sembra interessata ai discorsi e agli argomenti portati avanti da sua sorella e da suo fratello, anzi preferisce di gran lunga dedicare le proprie attenzioni ai giochi di ruolo come Dungeons & Dragons oppure isolarsi giù nella cantina a prendere appunti sul proprio diario personale o ad ascolare vecchie registrazioni di partite di baseball. A scuola la situazione non sembra migliorare di molto. Barbara, infatti, è continuamente presa di mira da alcune ragazze che non approvano il suo look particolare e l'atteggiamento non sottomesso della ragazza. Ma tutto questo confluire di eventi problematici che stritolerebbe dalla pressione qualsiasi altro ragazzo della sua età, non sembra scalfire di una virgola la volontà ferrea di Barbara. Già, perché Barbara ha una missione più importante a cui pensare: salvare il mondo dalla furia dei giganti.

Il filo indiretto con 'Nel paese delle creature selvagge'.

I Kill Giants è l'opera prima del regista esordiente Anders Walter e va a collocarsi in quella nutrita schiera di film dedicati al percorso di formazione. A differenza di molti altri, però, la scelta stilistica ed estetica adottata per la pellicola (che ricordiamo essere tratta da un fumetto ampiamente apprezzato da pubblico e critica) riesce a trasmettere con molta efficacia quelli che sono i punti focali dell'opera, come l'impossibilità di comunicare agli altri qualcosa di più 'grande' di noi o le paure e le angosce dovute a un'età troppo delicata per essere vissuta senza spensieratezza.

L'utilizzo del mostro (del gigante) diventa quindi un perfetto elemento per canalizzare la summa creativa dell'opera verso l'occhio 'curioso' dello spettatore, che non aspetta altro se non capire le motivazioni che spingono Barbara ad agire in un determinato modo. Nel 2009 con il film Nel paese delle creature selvagge, anche il regista Spike Jonze utilizzò l'espediente del mostro per raccontare le ossessioni, i desideri e i traumi che si possono celare dietro la mente di un semplice bambino. Il rinomato tocco squisitamente sensibile di Jonze fece si che il film divenne una piccola perla della cinematografia contemporanea. I Kill Giants sembra seguire l'invisibile scia lasciata da Nel Paese delle creature selvagge, anche se traccia una rotta completamente emancipata dal suo probabile e illustre predecessore.

Toni grigi e protagonista sopra le righe. Ma non troppo.

Tra le caratteristiche peculiari del film, quelle che saltano immediamente all'occhio, ritroviamo una scelta cromatica tendente a preferire le tonalità fredde. Questa atmosfera grigia (preludio di temporali sia fisici, sia interiori) trova un forte alleato 'ambientale' nella volontà di mettere in scena un'immagine decisamente poco satura e assai lontana dalla ricercatezza visiva tipica dei prodotti con una forte componente fantasy come questo. I Kill Giants preferisce non spostare l'attenzione da una messa in scena molto più vicina alla realtà che al mondo magico e colorato. Il percorso estetico intrapreso dall'opera rimane coerente con se stesso, puntando tutto (o quasi) sulle vicende della vita reale che influenzano l'esistenza di Barbara. La stessa Barbara si presenta con un look e una caratterizzazione stravagante che strizza molto l'occhio ad alcuni elementi tipici della rappresentazione nerd, ma non eccede mai in un qualsiasi tipo di clichè narrativo. Sa come affrontare dialetticamente il proprio avversario e le sue risposte sono sempre molto argute, ma ciò non arriva mai a togliere spazio al denso e intangibile spirito grigio che permanea il film. Un design sottrattivo che viene ben centellinato durante quasi tutta la pellicola e che coinvolge tutti gli elementi presenti in scena, mostri compresi.

I giganti esistono veramente?

Da come si è potuto facilmente intuire, il film gioca molto sulla dicotomia tra 'Giganti veri' e 'Visioni di Barbara'. Ovviamente in questo articolo non verrà svelato quale delle due parti vincerà sull'altra, ma allo stesso tempo è bene sottolineare come non sia lo scopo finale del film quello di discernere il vero dal non vero. Il cammino di Barbara è la rappresentazione di un percorso che ha avuto un inizio e avrà una fine. I suoi atteggiamenti travalicano il concetto di ritualità e servono per erigere un enorme muro che dovrà difenderla dagli attacchi di mostri, compagni di scuola, imprevisti della vita e tante altre spiacevoli situazioni.

"Se i giganti non esistono come mai hai paura?"

Covaleski, il nome che Barbara ha dato al proprio martello per combattere i giganti, sembra brillare di una luce divina, ma allo stesso tempo rischia di 'spegnersi' quando nella vita di Barbara le persone iniziano a creare una breccia, come la psicologa scolastica (interpretata da Zoe Soldana) o la nuova amica Sophia. La figura del mostro assume quindi un ruolo che a prima vista potrebbe sembrare scontato, ma che in realtà trova la sua giusta dimensione all'interno dell'economia del film. Per tutta la durata della pellicola anche lo spettatore si domanderà cosa siano quei giganti e fin dove bisognerà spingersi per riuscire a contrastarli. Barbara prima o poi lo scoprirà, mentre a noi invece non rimane che vedere il film per sapere come andrà a finire.

Sequenza da non dimenticare

Il secondo dialogo che avviene tra Barbara e la psicologa, nello studio di quest'ultima. Una serie di risposte sarcastiche (e una chicca finale) che vi faranno innamorare della protagonista.

Film consigliato a chi:

  • Cerca un fantasy più particolare e vicino alla realtà
  • Una storia dalla forte componente emotiva
  • Una gestione dei tempi non frenetica e ben calibrata

Film sconsigliato a chi:

  • Si aspetta molto dagli effetti in computer grafica
  • Predilige ritmi forsennati
  • E' in cerca di una grande epopea fantasy e non è attratto da storie più 'periferiche'
Foto di Bruno Manfredi Bruno Manfredi Editor

Privo di qualsiasi forma di talento si è ritrovato suo malgrado fagocitato da tutto ciò che la cultura pop anni 80 e 90 ha avuto da offrirgli. Innamorato (ma giustamente non ricambiato) di Cinema, Filosofia, Fotografia, Videogame, Serie Tv e – ogni tanto – di qualche fumetto, da quando ha scoperto Netflix ha completamente azzerato il suo contatore sociale. Almeno una volta al mese sente il bisogno fisiologico di rivedere Jurassic Park.

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