Disincanto: la recensione in anteprima dei primi 3 episodi

mercoledì 8 agosto 2018 di Flavia Garlisi Netflix Originals, Serie TV, I Simpson - Il film
Immagine tratta da Disincanto: la recensione in anteprima dei primi 3 episodi
Dopo il futuro di Fry, Bender & Co e il presente di Springfield, Matt Groening ci porta nel Medioevo di Disincanto, la nuova serie Netflix firmata dal creatore de I Simpson e Futurama, in arrivo sulla piattaforma il 17 agosto.

Avete visto il futuro in Futurama, avete visto il presente a Springfield, qual è la terza mossa più ovvia? Il passato naturalmente: benvenuti a Dreamland!

Così recita il teaser di Disincanto (Disenchantment), la nuova serie Netflix firmata dal creatore de I Simpson e Futurama, Matt Groening, e in arrivo sulla piattaforma il 17 agosto.

Abbiamo visto in anteprima i primi 3 episodi ed ecco la nostra recensione!

Disincanto è una serie di animazione per adulti con ambientazione fantasy e toni comedy. La prima stagione si compone di 10 episodi da circa mezz’ora.

LA STORIA E I PERSONAGGI
A differenza delle altre due creazioni di Groening, Disincanto presenta una narrazione unicamente seriale e non episodica, cioè la trama si sviluppa nel corso di episodi che non sono autoconclusivi, come invece sono per il 99% quelli di Futurama e Simpson.
I protagonisti sono: Bean, principessa fuori dagli schemi del regno simil-medievale di Dreamland; l’elfo di nome Elfo, tonto come Milhouse e ingenuo come Fry; Luci, il mini-demone personale di Bean il cui scopo è quello di spingerla alle azioni più nefaste e che nel doppiaggio italiano avrà la voce di Alessandro Quarta, cioè la stessa di Berlino ne La Casa di Carta (già solo per questo, sarà impossibile non amarlo!).

Il primo episodio inizia con Bean che si prepara al giorno del suo Royal Wedding giocando d’azzardo e bevendo alcol in una bettola, prima di essere ricondotta a corte per i preparativi di queste nozze che, come nel più classico dei cliché, le sono imposte dal padre per motivi di alleanza politica. Durante i preparativi, da uno dei pacchi regalo per il suo imminente matrimonio esce fuori Luci, il suo demone personale, un esserino nero e malefico che le annuncia che starà con lei per l’eternità. La scena del loro incontro è commentata da due misteriosi personaggi che osservano le vicende attraverso una magica fiamma verde...
Nel frattempo, l’elfo di nome Elfo scappa da Elfwood, un mondo in cui si mangiano solo caramelle e si provano solo buoni sentimenti, per avventurarsi all’esterno e vivere una vita più avventurosa. Dopo una serie di esilaranti incontri e avventure, Elfo arriverà al castello di Dreamland dove sarà l’inconsapevole diversivo che permetterà a Bean e Luci di fuggire dalle nozze. Il trio è così formato e le avventure che si susseguiranno vedranno un affollamento di personaggi, alcuni tipicamente fantasy e altri umani, tutti accomunati da una certa dose di idiozia.

LO STILE
L’atmosfera della serie è naturalmente molto leggera, anche se rispetto alle altre creazioni di Groening, presenta una certa dose di sentimentalismo in più. I momenti divertenti sono tanti, ma riescono a strappare più un sorriso che una risata vera e propria.
Il ritmo è un po’ più lento, meno concitato rispetto a quello a cui Groening ci ha abituati, ma in questo caso la scrittura non deve sottostare all’esigenza di tenere incollato lo spettatore nonostante le pause pubblicitarie e può quindi prendere più respiro, può permettersi uno sviluppo più pacato e, come dicevamo prima, una maggiore dose di sentimentalismo.

LE CITAZIONI
L’ambientazione simil-medievale con elementi fantasy richiama subito alla mente Il Trono di Spade. Ma al di là dell’ambientazione generale, alla serie culto tratta dai romanzi di George R.R. Martin sono dedicate anche delle esplicite citazioni; per fare qualche esempio, nella sala dove dovrebbe essere celebrato il matrimonio di Bean spicca un vero e proprio trono di spade e l’ubicazione di Dreamland è un chiaro richiamo alla posizione strategica e suggestiva di Approdo del Re.
Nei primi 3 episodi, spiccano anche le citazioni dell’Odissea, in particolare vengono richiamati l’episodio delle Sirene e quello della trasformazione in maiali di alcuni personaggi.
Ma, parlando di citazioni, il vero momento cult si ha nel primo episodio in cui Groening si autocita inserendo in Disincanto una famosissima battuta dei Simpson. La domestica della famiglia reale sta aiutando Bean a truccarsi per il matrimonio e, reinventando la frase della mamma di Marge (“Le donne si pizzicano le guance, le putt**e si mettono il fard”) per adattarla alla diversa epoca, dice alla principessa sconsolata: “Le putt**e usano il fard, le signore usano le sanguisughe”.

IN SOSTANZA…
La serie è meno “scorretta” ed esilarante di quanto ci aspettassimo e risulta piacevole solo se si mettono da parte le aspettative date da quel “Created by Matt Groening” che campeggia sui titoli di testa. I personaggi sono molto semplici, così come le vicende e le battute, ma questa semplicità è arricchita qua e là da alcune “chicche” che spingono ad andare avanti nella visione.
Insomma, se cercate una serie di animazione leggera, di facile fruizione, che vi strappi un sorriso, ma che non vi farà urlare al miracolo, Disincanto è quello che fa voi!

Foto di Flavia Garlisi Flavia Garlisi Content Manager

Cinefila e series addicted, ha vissuto l'arrivo di Netflix come l'inizio di una nuova era! Laureata in Storia del Cinema, lavora da qualche anno nel settore. Insieme a Fabio, si occupa dei contenuti editoriali del sito... così ha la scusa per fare bingewatching senza sensi di colpa!

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