Titolo
Marvel - Daredevil
Tipo
Serie TV
Anno
2015
Audio
Italiano
Inglese
Francese
Tedesco
Sottotitoli
Italiano
Inglese
Francese
Tedesco
Rating
VM14
Privato della vista da bambino, Matt Murdock combatte le ingiustizie come rispettabile avvocato di giorno e nei panni del supereroe Daredevil la notte a Hell's Kitchen.
4,4
Punteggio Netflix Lovers
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Trailer

Trailer disponibile su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=FGh24lNQs0g.

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Recensione Stagione 2

La prima recesione che feci per NetflixLovers era proprio la prima serie di Daredevil. Ne ero entusiasta. Era una serie che mi aveva conqusistato al punto da definire ogni puntata un "minifilm" (ora sono cresciuto e non lo faccio più questo errore). Ero sinceramente colpito da una serie che metteva in scena un storia di supereroe molto più dura, più reale, che, al di là del fatto che trattasse di un avvocato ceco che combatte il male, risultava essere molto verosimile. Aveva ovviamente anche delle cose che non mi erano piaciute, come per esempio il blocco narrativo finale che mi sembrava un po' buttato lì, ma nel complesso la consideravo una delle migliori serie originali di Netflix.

Ovviamente dopo aver fatto questo preambolo, penserete che invece la seconda stagione mi abbia fatto schifo e che è vergognoso quello che hanno fatto a Daredevil e così via. Il fatto è che potreste aver ragione, ma non del tutto.

Partiamo dalla storia. La nuova stagione comincia con la situazione con cui era finita la prima, salvo il proliferare di nuovi vigilanti che si sommano a Daredevil. Tra questi, un uomo misterioso adopera un sistema di giustizia privata un tantino più cruento di Matt Murdoch. Si tratta (potrebbe essere uno spoiler, ma ormai direi che il pericolo non c'è più) di The Punisher, Frank Castle (Jon Bernthal), che fa un culo così a ogni criminale che si trova tra i piedi.

La prima parte di questa stagione è incentrata, per l'appunto, su The Punisher e il suo, inevitabile, scontro con DareDevil. Se Daredevil è un garantista sui generis, Frank Castle è un giustizialista bello convinto. Per questo motivo Murdock fa di tutto per fermarlo, perché non può accettare che qualcuno ammucchi cadveri, seppur di criminali, come gli pare e piace. Insomma senza entrare nei dettagli, lo scontro tra The Punisher e Daredevil è mitico, due eroi dalle filosofie contrapposte, i cui destini sono uniti dallo stesso scopo, sconfiggere il male.
Però è proprio questa prima parte che mi ha lasciato più deluso. Senza entrare nei dettagli della trama, la narrazione vive prevalentemente sulle spalle di quello che ha creato la prima stagione, senza mai aggiungere qualcosa, senza mai davvero cercare, seppur nello stesso contesto, qualcosa che sia innovativo rispetto alla prima serie. Non basta, infatti, l'introduzione di un nuovo e pesantissimo personaggio per essere innovativi. Spesso mi è capitato di provare dei momenti di dejavu e una sensazione di "già visto".
Inoltre è evidente come in certe situazioni il fusto di buona birra che abbiamo assaggiato nella prima stagione sia stato allungato con un po' di acqua per portarsi a casa del minutaggio fondamentalmente inutile.

 
SPOILER

Nella seconda parte invece si ritrova quello che aveva reso la prima serie tanto bella. Se volessi indicare un punto di svolta direi che è la puntata numero 8, la più bella di tutta la stagione. In questo punto il registro cambia. Ci sono nuove idee, nuova linfa si vede visibilmente scorrere nelle vene del racconto, il che rende di nuovo bellissima la serie. Non a caso è in questa parte che troviamo la sequeza gioiello della prigione che entra di diritto nella Hall of Fame delle scene di combattimeneto più belle viste in una serie tv. 
E i personaggi di Elektra (Elodie Young)  e Stick (Scott Glenn), introdotti precedentemente, assumono un'altra dimensione, dando ai rapporti tra i personaggi più credibilità senza perderne in coerenza.

L'unica cosa che non mi è piaciuta dall'inizio alla fine è il personaggio di Karen Page: sempre sullo stesso tono.  Non capisco bene la sua evoluzione. Ne passa più di tutti, ma ogni volta che apre bocca sembra sul punto di sciogliersi in un mare di lacrime. Mi sembra il personaggio più incoerente.

Tirando le fila, questa seconda stagione è certamente ancora molto valida. Le scene action per esempio sono tante e ben girate. La storia nonostante qualche rallentamento è piacevole e riesce a scorrere dignitosamente fino alla fine senza grossi intoppi, animata da continui colpi di scena.

Rimane l'amaro in bocca per tutte quelle situazioni che sembrano aggiunte solo per fare volume, che cercano di vivere sul lascito della prima stagione.

Recensione Stagione 1

La serie Daredevil, sviluppata interamente da Netflix da Drew Goddard (The Martian, The Cabin in the Woods, Buffy), con la collaborazione dello showrunner Steven S. DeKnight (Spartacus: Sangue e sabbia, Gli dei dell’arena e Smallville) è stata pubblicata in Italia, in blocco, il 22 ottobre.
La serie si incastona nelle produzioni della Marvel Cinema Universe, ed è la trasposizione dell’omonimo personaggio del fumetto del 1964, sceneggiato da Stan Lee e disegnato da Bill Everett.

La storia racconta la vita di Matt Murdoch (Charlie Cox), avvocato di giorno e giustiziere di notte che combatte - a pugni - i malvagi uomini (che di solito hanno le pistole) che a Hell’s Kitchen, il quartiere di Manhattan in cui è ambientata la storia, possiedono tutto, a volte anche la legge. Il fatto singolare è che Matt è cieco dall’età di nove anni a causa di un incidente con delle sostanze chimiche. Proprio però a causa di questo incidente sviluppa delle doti sovrumane che gli permettono, paradossalmente, di vedere cose che gli altri non possono nemmeno immaginare.

La storia ridotta all’osso è tutta qua. Molto semplice. Raccontare qualcosa di più significa rischiare di rovinare lo splendido, e complesso, lavoro di scrittura che ha costruito un grosso arco narrativo che abbraccia tutti e tredici gli episodi, e degli archi più piccoli che sostengono ognuno una puntata, così da renderle ognuna un film di un’ora. La serie è meticolosamente curata in ogni suo aspetto, dalla fotografia tagliente, alle coreografie delle scene di combattimento.

La scena nel corridoio si candida a essere una delle migliori scene di combattimento in tutto l’universo Marvel.

Il registro stilistico è sicuramente più oscuro che in altre serie, caratterizzandosi anche da un continuo contrasto tra la luce e l’ombra, tra il rosso del sangue e il nero delle strade di Hell’s Kitchen.

In generale possiamo dire che con questo lavoro la Marvel ha fissato un punto di riferimento. Lo si nota fin dalla bellissima sequenza introduttiva che siamo di fronte a un prodotto che ha tentato, con successo, di unire l’intrattenimento con una qualità artistica superiore alla media, liberandosi da alcuni difetti di altre serie di supereroi, ma riuscendo a mantenere uno stile Marvel riconoscibile.
 

Commento dell'autore

La forza di Daredevil sta nel fatto di essere più umano di tutte gli altri universi Marvel. Non mi riferisco solo al fatto che il supereroe di turno abbia dei dubbi sulla propria missione e via dicendo, ma a tutto il contesto. Tutti i nemici di Daredevil, per esempio, si potrebbero trovare sulle pagine di cronaca dei nostri giornali, è un male più vero e più cattivo di quello che siamo abituati a vedere in questo genere di storie perché è più umano. D’altra parte non stiamo guardando The Wire, ma una serie che parla di un uomo vestito con una maschera rossa con le corna, e quindi qui il male lo si prende a pugni potenti in faccia per felicità mia, e spero vostra.

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